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Tra parola e ascolto: l’esperienza trasformativa di un gruppo di sostegno per donne adulte

Introduzione

Esiste un momento, nella vita di molte donne, in cui il linguaggio quotidiano non basta più. Le parole usate ogni giorno — lavoro, famiglia, relazione, responsabilità, efficienza — iniziano a perdere la capacità di contenere l’esperienza emotiva reale. In quel punto di crisi, spesso silenziosa, emerge il bisogno di uno spazio altro: uno spazio dove poter parlare senza dover performare, spiegare o difendersi.

L’Istituto Psicoanalitico Forbas, per rispondere alle richieste sempre più crescenti del territorio, ha creato due gruppi di prevenzione primaria denominati #AREADONNEFORBAS# per tutte le donne tra i 25 e i 65 anni che stanno vivendo stati di disagio psicologico durante i loro periodi di “crisi” evolutivi e non.

L’esperienza di un gruppo di sostegno psicoanalitico nasce non come luogo di “soluzione rapida”, ma come contenitore simbolico capace di ospitare fragilità, conflitti, desideri e trasformazioni.

Come scriveva Donald Winnicott: “È un piacere essere nascosti, ma un disastro non essere trovati.”

Questa affermazione descrive con precisione il vissuto di molte donne che arrivano al gruppo: il desiderio di proteggersi attraverso il silenzio e, contemporaneamente, il bisogno profondo di essere riconosciute.

Il gruppo come spazio psichico condiviso

Dal punto di vista psicoanalitico, il gruppo non rappresenta soltanto un insieme di individui, ma un vero e proprio organismo emotivo. Ogni partecipante porta con sé una storia unica: maternità complesse, separazioni, lutti, relazioni affettive ambivalenti, burnout lavorativi, sentimenti di inadeguatezza, difficoltà identitarie.

Tuttavia, nel gruppo emerge rapidamente un fenomeno significativo: l’esperienza soggettiva smette di essere percepita come isolata. Una donna racconta il senso di colpa costante verso i figli; un’altra riconosce nella propria storia lo stesso movimento interiore. Una parla della paura dell’abbandono, un’altra della necessità compulsiva di controllo. Le parole individuali iniziano a costruire un linguaggio comune.

Questo processo produce un effetto fondamentale: la riduzione della vergogna.

Molte partecipanti arrivano al primo incontro convinte di essere “sbagliate”, “troppo fragili”, “eccessive” o “incapaci”. Il gruppo, attraverso l’ascolto reciproco, permette invece di riconoscere che molte sofferenze non sono anomalie individuali, ma espressioni condivise della condizione umana e femminile contemporanea.

Wilfred Bion, che dedicò gran parte del suo lavoro alla teoria dei gruppi, sosteneva che: “Il gruppo è molto più della somma degli individui che lo compongono.”

Nel gruppo terapeutico, infatti, si attivano emozioni profonde che nessuna partecipante potrebbe elaborare completamente da sola.

Le età delle donne: differenze che diventano risorsa

Uno degli aspetti più ricchi dell’esperienza gruppale che riscontriamo in Forbas riguarda la compresenza di età differenti. Una donna di 28 anni vive conflitti legati alla costruzione della propria identità adulta; una di 45 affronta la crisi del matrimonio o il peso della cura familiare; una di 60 rielabora il rapporto con il corpo, il tempo e la ridefinizione del desiderio.

Inizialmente queste differenze possono apparire distanti, persino divisive. In realtà, nel tempo, diventano una straordinaria risorsa trasformativa.

Le più giovani trovano nelle donne mature immagini possibili del futuro non idealizzate ma autentiche. Le più adulte, al contrario, ritrovano nelle partecipanti più giovani parti di sé dimenticate: vulnerabilità, slancio, rabbia, desiderio di cambiamento.

Si crea così una circolarità psichica in cui ciascuna diventa, inconsapevolmente, specchio e contenitore dell’altra.

Come osservava Carl Gustav Jung: “L’incontro di due personalità è come il contatto di due sostanze chimiche: se c’è una reazione, entrambe si trasformano.”

Nel gruppo, questa trasformazione avviene continuamente, spesso in modo silenzioso e graduale.

Il valore dell’ascolto

Nella cultura contemporanea esiste una forte pressione verso la risposta immediata. Si tende a consolare rapidamente, a dare consigli, a correggere il dolore. Il gruppo psicoanalitico lavora invece in direzione opposta: sospende l’urgenza della soluzione per favorire l’emergere del significato.

Ascoltare, in questo contesto, non significa semplicemente sentire ciò che l’altra racconta. Significa tollerare il vuoto, il silenzio, la contraddizione. Significa permettere che un’emozione trovi lentamente una forma simbolica.

Spesso il cambiamento più importante non avviene attraverso interpretazioni complesse, ma grazie a esperienze relazionali molto semplici e profonde:

  • sentirsi credute;
  • non essere giudicate;
  • poter esprimere rabbia senza perdere il legame;
  • scoprire che la propria sofferenza può essere condivisa senza generare rifiuto.
  • Per molte donne questa rappresenta un’esperienza emotiva nuova.

Sigmund Freud scriveva: “Le parole erano originariamente magia.”

Nel contesto gruppale, la parola recupera proprio questa funzione trasformativa: ciò che viene nominato smette lentamente di essere soltanto sintomo o sofferenza muta.

Il corpo, il ruolo e il desiderio

Nei gruppi femminili emerge frequentemente il tema della frammentazione identitaria. Molte partecipanti descrivono la sensazione di vivere esclusivamente attraverso i ruoli: madre, compagna, professionista, figlia, caregiver. Il desiderio personale appare spesso soffocato da anni di adattamento.

La dimensione gruppale consente allora una domanda fondamentale: “Chi sono io al di là della funzione che svolgo per gli altri?”

Questa domanda, apparentemente semplice, apre movimenti psichici profondi. Alcune donne iniziano a riconoscere rabbie mai espresse; altre riscoprono bisogni rimossi; altre ancora comprendono quanto il proprio valore sia stato costruito esclusivamente sul prendersi cura degli altri.

Anche il corpo occupa uno spazio centrale: corpo stanco, giudicato, invisibile, sessualizzato o trascurato. Parlare del corpo in un contesto non competitivo permette gradualmente di trasformarlo da oggetto di critica a luogo di esperienza soggettiva.

Jacques Lacan affermava: “Il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro.”

Molte donne, nel lavoro gruppale, iniziano proprio a interrogarsi su quanto del proprio desiderio sia autentico e quanto invece costruito sulle aspettative esterne.

La funzione terapeutica del legame

Uno degli elementi più significativi dell’esperienza gruppale è la nascita di un senso di appartenenza emotiva. In una società caratterizzata da isolamento affettivo e iperfunzionamento sociale, il gruppo offre un’esperienza relazionale alternativa: non basata sulla prestazione, ma sulla presenza.

Dal punto di vista psicoanalitico, il legame terapeutico non elimina il conflitto interno, ma ne modifica la vivibilità. Ciò che prima era insostenibile perché vissuto in solitudine diventa progressivamente pensabile dentro una relazione.

Il gruppo diventa allora uno spazio transizionale: un luogo sufficientemente sicuro da permettere movimenti nuovi, ma anche sufficientemente reale da confrontare ciascuna con i propri modi abituali di stare nelle relazioni.

Emergono dinamiche di dipendenza, paura del giudizio, bisogno di approvazione, rivalità, desiderio di riconoscimento. Tuttavia, proprio attraverso queste dinamiche, le partecipanti possono osservare parti profonde di sé normalmente invisibili nella vita quotidiana.

Melanie Klein sosteneva che: “Il sentirsi compresi è una delle esperienze emotive più profonde dell’essere umano.

Ed è proprio questa esperienza di comprensione condivisa che rende il gruppo uno spazio terapeutico così potente.

Conclusione

Concludiamo questo breve articolo riportando lo stralcio di una lettera scritta da una paziente del gruppo che aiuta ad illustrare ulteriormente ciò che succede all’interno dell’esperienza; spesso capita di concludere le sedute cercando, tutte insieme, di trovare la “parola chiave” dell’incontro: “… Sono mille le parole ma faccio sempre fatica a sceglierne una sola. Sono parole di gioia, di speranza, di unione, di condivisione. Ma se anche qualche volta possono avere una connotazione negativa, hanno sempre e comunque un risvolto positivo. Perché sono frutto di un dolore elaborato e, in qualche modo, superato. Perché nascono da riflessioni profonde e condivise. In questo momento direi GRATITUDINE. Gratitudine verso ognuna di voi che, con i propri racconti, la propria esperienza, la propria sofferenza, condivisa con tutte, mi fa crescere più forte e consapevole di me stessa. Perciò grazie per quello che fate nei nostri incontri, per quello che raccontate, per i vostri sguardi. Perchè insieme, le singole sofferenze riescono spesso a trasformarsi in una sonora e liberatoria risata …

L’esperienza di un gruppo di sostegno psicoanalitico per donne tra i 25 e i 65 anni mostra come la cura non coincida necessariamente con la cancellazione del dolore. Piuttosto, essa riguarda la possibilità di dare forma, parola e relazione a ciò che prima appariva confuso, solitario o indicibile.

Nel gruppo, ogni donna arriva portando una storia personale; nel tempo scopre però che la propria esperienza entra in risonanza con quella delle altre. È in questa risonanza che qualcosa cambia: il sintomo perde isolamento, la sofferenza trova rappresentazione, il soggetto recupera progressivamente la capacità di pensarsi e di fare pace con se stesso.

Forse uno degli effetti più profondi del gruppo è proprio questo: restituire alle partecipanti il diritto di esistere non soltanto come funzione per gli altri, ma come soggetti portatori di desiderio, conflitto e possibilità di trasformazione.

Noi terapeute desideriamo ringraziare tutte le partecipanti (passate, attuali e future) perché con la loro condivisione ci offrono un caleidoscopio dell’universo femminile in tutta la sua molteplice bellezza e ci permettono di continuare a crescere, migliorarci, accettarci e amarci così come siamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia citazioni

 Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri.

 Donald Winnicott, Gioco e realtà, Armando Editore.

 Wilfred Bion, Esperienze nei gruppi, Armando Editore.

 Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, BUR.

 Jacques Lacan, Scritti, Einaudi.

 Melanie Klein, Amore, colpa e riparazione, Martinelli Editore.

 


Bibliografia essenziale

 


 Il disagio della civiltà, Sigmund Freud, Bollati Boringhieri.

 Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Sigmund Freud, Bollati Boringhieri.

 Gioco e realtà, Donald Winnicott, Armando Editore.

 Dalla pediatria alla psicoanalisi, Donald Winnicott, Martinelli Editore.

 Esperienze nei gruppi, Wilfred Bion, Armando Editore.

 Apprendere dall’esperienza, Wilfred Bion, Armando Editore.

 L’Io e l’inconscio, Carl Gustav Jung, Bollati Boringhieri.

 Tipi psicologici, Carl Gustav Jung, Bollati Boringhieri.

 Scritti, Jacques Lacan, Einaudi.

 Il seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Jacques Lacan, Einaudi.

 Invidia e gratitudine, Melanie Klein, Martinelli Editore.

 Amore, colpa e riparazione, Melanie Klein, Martinelli Editore.

 Il gruppo come oggetto teorico, René Kaës, Borla.

 L’apparato pluripsichico, René Kaës, Borla.

 La trama della vita, Nancy Chodorow, La Tartaruga.

 Il secondo sesso, Simone de Beauvoir, Il Saggiatore.

 Donne che corrono coi lupi, Clarissa Pinkola Estés, Frassinelli.

 

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